Quando il partner non vuole fare terapia di coppia: come comportarsi
State insieme da tanti anni, ma ti sei accorta che ultimamente le cose tra voi non funzionano più come prima. Dopo un matrimonio, dei figli e tante esperienze condivise, la vostra relazione sembra entrata in crisi. Ti sei interrogata a lungo e sei arrivata alla conclusione che una terapia di coppia potrebbe aiutarvi a recuperare il rapporto e ricostruirlo su basi più solide.
C’è solo un problema.
Quando ne hai parlato al tuo partner, lui ha storto il naso. Non è affatto d’accordo con l’idea di intraprendere un percorso di terapia insieme.
Forse ti ha detto che “la terapia di coppia non serve a nulla”, che “i problemi si risolvono da soli” o, peggio ancora, “non voglio sprecare soldi”.
Se ti riconosci in questa situazione, sappi che non sei sola. Tante coppie in crisi si trovano in difficoltà perché uno dei due desidera chiedere il supporto di un terapeuta mentre l’altro rifiuta per paura, diffidenza o mancanza di fiducia nella psicoterapia.
In questo articolo vedremo insieme:
- perché il partner rifiuta la terapia di coppia e quali sono le paure più comuni dietro le sue resistenze;
- come parlare di terapia di coppia con il tuo lui o la tua lei senza litigare e peggiorare la situazione;
- cosa puoi fare se l’altro continua a dire di no, compresa la possibilità di intraprendere un percorso individuale.
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“Mio marito non accetta di andare dallo psicologo”. Perché il partner rifiuta la terapia di coppia
Quando proponi una terapia di coppia a tuo marito (o tua moglie) e lui/lei rifiuta, non significa necessariamente che non tenga alla vostra relazione.
Spesso bisogna guardare oltre quel “no”, dietro il quale si nascondono paure, resistenze interiori o convinzioni radicate che gli impediscono di affidarsi a un professionista.
Capire le motivazioni che lo inducono a non accettare la psicoterapia di coppia è il primo passo per affrontarle in modo sereno, senza imporre il proprio punto di vista.
Il rifiuto della terapia di coppia per paura del giudizio
Uno dei timori più diffusi in chi rifiuta la psicoterapia (inclusa la terapia di coppia) è il timore di essere messi sotto processo.
Nella loro mente, la terapia si trasforma in un grande tribunale emotivo, in cui il terapeuta è chiamato a giudicare della situazione, dando ragione all’uno e torto all’altro dei partner.
La paura di sentirsi accusati, criticati o smascherati li induce a chiudersi sulla difensiva, negando a sé stessi e all’altro qualsiasi percorso condiviso con un “no” categorico.
Questo, molto diffuso, in realtà è del tutto infondato.
La psicoterapia di coppia non ha lo scopo di decretare un vincitore e un perdente all’interno della coppia, bensì di offrire a entrambi un spazio sicuro in cui ascoltarsi a vicenda e comprendere meglio le dinamiche della relazione. Il terapeuta non giudica ma rappresenta un terzo neutrale estraneo alla coppia che guida i partner in un percorso di consapevolezza personale e reciproca.
Il rifiuto della terapia di coppia per scetticismo verso la psicologia e la psicoterapia
In altre coppie, il no del partner è legato a un profondo scetticismo nei confronti della psicoterapia.
Se il tuo compagno o la tua compagna usa frasi come “Non abbiamo bisogno dello psicologo” oppure “I problemi di coppia li risolviamo da soli” è molto probabile che non abbia fiducia nell’efficacia di un percorso terapeutico di coppia, che potrebbe vedere come una perdita di tempo (e denaro) piuttosto che come una vera opportunità di crescita e miglioramento.
Questo atteggiamento negativo nei confronti della psicoterapia può avere origine in diverse situazioni o contesti.
Per esempio, il tuo compagno potrebbe aver associato l’idea di rivolgersi a uno psicologo a un segno di debolezza personale, magari perché è cresciuto in una famiglia dove doveva cavarsela da solo e chiedere aiuto era considerato una vergogna.
Altre volte, lo scetticismo del partner deriva da esperienze negative con la terapia, personali oppure di persone vicine. Magari, un amico ha deciso di andare in terapia e non ne ha tratto beneficio oppure un parente ha interrotto precocemente un percorso.
A volte, dietro lo scetticismo si nasconde anche la paura di affrontare emozioni scomode.
Dire “non credo nella psicologia” può diventare un modo per difendersi dall’idea di dover guardare dentro di sé, affrontare i propri limiti o mettere in discussione dinamiche che si preferirebbe ignorare.
Il rifiuto della terapia di coppia per timore dei cambiamenti
Un’altra motivazione frequente dietro il rifiuto della terapia di coppia è il timore dei cambiamenti.
Anche se il rapporto non funziona più come un tempo, molte persone preferiscono permanere in una situazione stagnante ma conosciuta anziché rischiare, aprendosi al nuovo.
“Chi lascia la strada vecchia per la nuova sa cosa lascia ma non sa cosa trova” dicevano i nostri nonni.
Questa mentalità spiega bene la paura di molti partner che rifiuta la terapia di coppia: meglio tenersi stretta una relazione traballante, ma familiare piuttosto che affrontare l’incertezza, l’inedito di ciò che potrebbe emergere in terapia.
Come convincere il partner a fare terapia di coppia?
“Come convincere il partner a fare terapia di coppia?”
è una domanda che si sente fare spesso.
Quando il proprio compagno rifiuta la proposta di fare terapia di coppia, è naturale cercare in ogni modo di fargli cambiare idea, spesso nel tentativo di salvare una relazione che si vede naufragare.
Si insiste, si argomenta, si prova a mostrare quanto sarebbe utile svolgere un percorso insieme, fianco a fianco, per ritrovare l’affiatamento di un tempo o cominciare a comunicare meglio.
Ma più spesso di quanto si pensi, questa pressione ottiene l’effetto contrario rispetto a quello sperato: invece di avvicinare il partner, lo allontana ancora di più.
Non esiste un modo per persuadere il partner a fare terapia di coppia.
Né è opportuno forzarlo o costringerlo.
Uno degli aspetti fondamentali per la buona riuscita di un percorso terapeutico, infatti, è la motivazione personale.
Il terapeuta non è un giudice che stabilisce torti e ragioni.
Ma non è nemmeno un mago che può aggiustare la coppia come per incanto.
Il suo compito è quello di guidare e sostenere la coppia in un lavoro di consapevolezza reciproca, aiutandoli a trovare insieme nuove modalità di incontro, dialogo e relazione.
Perché tutto funzioni, è necessaria la collaborazione di entrambi, il loro impegno nel mettersi in gioco. Se manca la partecipazione sincera di uno dei due, la terapia di coppia non ha senso e anzi, potrebbe rivelarsi dannosa.
Un’alternativa possibile, però, c’è: intraprendere un percorso di terapia individuale.
Il tuo partner rifiuta la terapia di coppia? La terapia individuale può essere un’alternativa efficace
Quando il partner non vuole saperne di intraprendere una terapia di coppia, non significa che ogni possibilità di cambiamento sia preclusa.
La terapia individuale ti permette di:
- elaborare le tue emozioni legate alla crisi della coppia;
- capire meglio i tuoi bisogni e i tuoi limiti;
- sviluppare nuove modalità di comunicazione con il partner;
- rinforzare la tua autostima e la capacità di gestire i conflitti.
Spesso, quando uno dei due inizia un lavoro su di sé, anche l’altro si trova a dover riconsiderare la propria posizione. Non è raro che, col tempo, sperimentando in modo indiretto i cambiamenti generati dalla terapia, il partner inizialmente contrario cambi idea e decide di partecipare, avviando un percorso condiviso.
Per chi desidera approfondire, sul sito www.filodiariannapsicologia.it, potrà trovare informazioni approfondite sui percorsi dedicati sia agli individui che alle coppie che affrontano momenti di difficoltà come una crisi di coppia successiva a un aborto spontaneo, un tema delicato che spesso non viene trattato adeguatamente, oppure stress e ansia legati a infertilità o difficoltà nel concepire un figlio, emozioni che hanno un forte impatto sulla relazione.
In ogni caso, lavorare su sé stessi significa non restare fermi nell’impasse, ma scegliere di prendersi cura della relazione a partire da ciò che è nelle proprie mani: il proprio modo di stare nel rapporto. Approfondimenti su come funziona un percorso individuale sono disponibili anche sul sito de Il Filo di Arianna, punto di riferimento a Roma per chi cerca un sostegno psicologico qualificato.