Chat GPT e scuola: rischi, potenzialità e futuro
Sono passati ormai più di due anni da quando, il 30 novembre 2022, Open AI lanciava Chat GPT.
Dopo lo scetticismo iniziale, questo sistema di intelligenza artificiale ha preso sempre più piede, finendo per essere utilizzata ormai in modo costante non solo da alcune categorie di professionisti, ma anche dagli scolari.
Proprio l’uso che gli allievi fanno di questo strumento, è spesso motivo di riflessioni legate ai possibili vantaggi e alle eventuali controindicazioni che può comportare ai fini educativi e istruttivi.
In questo articolo, analizzeremo come si sta diffondendo l’utilizzo di Chat GPT tra i ragazzi in età scolare e quali sono le preoccupazioni, i rischi e le opportunità relative a questo strumento rivoluzionario.
Contenuto della pagina
Chat GPT e studenti
Come detto, l’uso di Chat GPT è sempre più diffuso tra i giovani studenti.
Basti pensare, ad esempio, che il 26% degli adolescenti americani lo impiega regolarmente per svolgere i compiti scolastici. Si tratta di un numero destinato a crescere ulteriormente in futuro, se si considera che rispetto a due anni fa c’è stato già un incremento del 13%.
Per quanto riguarda gli scolari italiani, il numero di quelli che si servono di strumenti basati sull’IA per elaborare compiti e saggi è addirittura del 66%. Questi dati dimostrano il maggior affidamento che le giovani generazioni ripongono nell’intelligenza artificiale anche nel campo dell’apprendimento.
Chat GPT: percezione tra gli studenti e limiti
Ma qual è la percezione tra gli studenti sull’utilità effettiva di Chat GPT in materia di apprendimento?
Se da una parte si lamentano lacune in materie troppo specifiche, come potrebbe essere la situazione geopolitica dell’Africa Subsahariana, dall’altra c’è un buon 54% degli studenti che trova utile l’IA per ricercare e approfondire nuovi argomenti.
Se si considera che solo il 29% degli studenti lo ritiene accettabile per risolvere problemi matematici, la sensazione è che venga ritenuto maggiormente affidabile proprio per attività di ricerca e di elaborazione di compiti e saggi.
Preoccupazioni educative
La prima grande preoccupazione legata all’utilizzo indiscriminato di Chat GPT nel campo dell’apprendimento, è quello relativo all’aumento del plagio digitale.
Con questo termine, si intende l’attività di copiatura, di impiego e di riproduzione di contenuti digitali senza esserne autorizzati o senza attribuire la giusta paternità all’autore. Ciò avviene in quanto, per elaborare i contenuti richiesti dall’utente, l’algoritmo dei sistemi di intelligenza Artificiale attinge da contenuti già presenti online e spesso coperti dal diritto d’autore.
A livello educativo, la diffusione del plagio digitale mette a serio rischio l’integrità accademica, ovvero il patto di onestà, lealtà e rispetto che dovrebbe stare alla base di ogni attività portata avanti da studenti, ricercatori e docenti. Per approfondire questo argomento, consigliamo la lettura di un articolo sulle differenze tra plagio digitale e integrità accademica.
Si tratta di un aspetto fondamentale in ambito accademico, in quanto aiuta a mantenere la credibilità della ricerca e dell’istruzione, riconoscendo il giusto valore e i giusti meriti al lavoro degli autori originali di ogni opera scritta.
La diffusione dell’intelligenza artificiale, nel mondo accademico così come in tanti altri settori della vita, sta spingendo gli addetti ai lavori a interrogarsi sulla necessità di aggiornare i programmi scolastici, introducendo ad esempio materie o percorsi di studio che preparino gli studenti al corretto impiego di questi strumenti.
Un aspetto da non sottovalutare assolutamente dato che, come si può intuire, si tratta di tecnologie che prenderanno sempre più piede negli anni a venire.
Rischi e opportunità per gli scolari
Quali sono i rischi che può comportare un uso improprio dell’AI tra i giovani alunni?
In primis, c’è il pericolo che gli studenti diventino troppo dipendenti dalla tecnologia. Ciò è rischioso non solo per i potenziali danni legati alle New Technologies Addictions, ma anche per la perdita delle proprie capacità di elaborazione dei contenuti e di analisi critica.
Infatti, se da un lato l’intelligenza artificiale può rendere più veloce la creazione di un testo o l’approfondimento di un nuovo argomento, migliorando quindi in modo globale l’apprendimento, dall’altra c’è il rischio che venga meno l’importanza di elaborare un‘idea personale riguardo uno specifico argomento, ovvero senza l’intermediazione della tecnologia.
A ciò si deve ovviamente aggiungere che un utilizzo improprio dell’IA, può portare paradossalmente a risultati scolastici scadenti soprattutto se si delegano tutti i compiti a questo strumento.
Per evitare questo inconveniente, è necessario che l’uso dell’intelligenza artificiale venga sempre accompagnato da elementi chiave come la riflessione, la rielaborazione e l’analisi.
Lo sviluppo di queste competenze critiche, oltre a essere funzionali all’AI, sono ovviamente fondamentali per affrontare ogni questione con un approccio propositivo e personale, e non standardizzato.
Software di rilevamento
Grazie al largo utilizzo che gli studenti hanno ammesso di fare di strumenti di IA per svolgere compiti come saggi e ricerche scritte, è diventato sempre più difficile per i docenti riconoscere se un testo è stato scritto da un essere umano o da una macchina.
Per cercare di ovviare a questa situazione, che può causare errori nelle valutazioni dei compiti svolti dai ragazzi,, in commercio sono comparsi diversi software di rilevamento , come ad esempio AI DETECTOR ITALIANO , progettati proprio per distinguere testi umani da quelli generati da IA.
Va detto, però, che non sempre sono affidabili potendo generare, quindi, ulteriori inconvenienti come i falsi positivi e i falsi negativi, ovvero testi umani che vengono rilevati come scritti dall’intelligenza artificiale e viceversa.
Detto questo, esistono diversi modi per poter pensare che un testo sia stato scritto con Chat GPT anche senza gli appositi software.
Qualche indizio? Titoli scritti con le lettere maiuscole, ripetizione frequente di determinate espressioni, mancanza assoluta di errori di battitura e, infine, le cosiddette allucinazioni tipiche dell’AI.
Quale futuro per Chat GPT nelle scuole?
I dati che abbiamo visto in questo articolo parlano chiaro: più della metà degli scolari italiani utilizza l’AI e simili per studiare ed elaborare testi scritti.
Ma come può reagire il mondo della scuola a questo fenomeno? Innanzitutto, è necessario che avvenga un aggiornamento dei metodi didattici e dei sistemi di valutazione, come già teorizzato da uno studio dell’informatico finlandese Ilkka Kuomi nel 2018.
La priorità per il mondo della scuola deve essere, oltre a quella di implementare il suo impiego in ambito didattico, di promuovere un utilizzo consapevole e responsabile dell’IA. Per fare ciò, è necessario però che venga stabilito un dialogo costante tra il mondo accademico e gli sviluppatori di tecnologie basate sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
Solo informando gli studenti sui possibili rischi legati a un impiego poco corretto di questi strumenti, è possibile infatti massimizzare i benefici che può apportare questa tecnologia e minimizzare gli impatti negativi.